About

Mi chiamo Fermín Melquíades Herrera. Come tutti.
Per gli amici fm. Come tutti.

Sono un poeta. Come tutti.
Ma non tutti possono vantare l’interesse critico verso la loro opera
di studiosi di fama internazionale quali il Prof. Lazzaro Visconti (Universidad Popular de Chiapas, San Cristóbal de Las Casas),
il Prof. Franz Doch Gebrochen (Università Riunite di Buda e Pest),
il Prof. François De La Furlance (Università di Montpellier e Nanterre),
il Prof. Ugolino Conte (Università Nomadi di Tozeur e Testour).

[Poiché siete curiosi come pochi (in caso contrario, a che pro venirvene da queste parti?), vi regalo qualche istantanea della mia vita privata, così saprete meglio con chi avete a che fare! Passando il mouse sulle immagini, poi, ne saprete ancora di più…]




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Dieci sequenze per una metamorfosi (I)

 

 

 

 

 

 

Marco Ercolani
Dieci sequenze per una metamorfosi (I)

1

«Mentre era disteso a sognare sugli scogli neri, il vento deve aver cambiato direzione». Queste parole del poeta olandese Ches Noteboom ci avvicinano alla poesia di Francesco Marotta, i cui versi sembrano arrivare da uno slittamento del senso, da una metamorfosi del linguaggio, e pur sognando se stessi continuano a cambiare direzione, come le colate laviche di un vulcano silenzioso ma mai spento.

la fiamma leva in alto,
oltre i confini della morte,
la scienza esatta
di una goccia d’acqua –
vaporata in cenere
che eternamente migra

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Esilio di voce – Nota critica di Stefano Guglielmin

“come chi vive
per lasciare impronte, un
solco per la morte che
ci segue, che ci precede
in forma di stagioni”

 

Anche negli inediti di Francesco Marotta che oggi presento, dal titolo Esilio di voce, la scrittura e la percezione sensibile (contrapposti all’oralità e all’intelligibilità della ragione) sono il luogo in cui la realtà metamorfica si espone. Le differenze (tra interno ed esterno, corpo e paesaggio, sentire e percepire) diventano in tal modo intrinseche all’unità diveniente, così come quest’unità tracima nel continuo aprirsi ad altro, all’imprendibile. Continua a leggere

Esilio di voce – Nota critica di Natàlia Castaldi

“come chi vive
per lasciare impronte, un
solco per la morte che
ci segue, che ci precede
in forma di stagioni”

 

λέγω – λόγος – ποιέω – ποιήτης

Il poeta osserva le cose, i fenomeni, gli accadimenti, respira il pensiero del tempo, ne assimila nessi, connessioni e se ne fa portavoce consapevole di caducità e oblio, cui resiste in una battaglia al frastuono confusionale degli inganni della storia, affinché permanga una traccia che non disperda i frammenti di memoria del suo canto di vibrazione e rimembranza, sospesa nella dimora del tempo custodito.

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