Il deserto al filo della sorgente

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Francesco Marotta: il deserto al filo della sorgente

(Tratto da: Stefano Guglielmin, Senza riparo. Poesia e finitezza, Milano, La Vita Felice Edizioni, “Sguardi/Saggi”, 2009)

Ciò che anzitutto colpisce in Per soglie d’increato, la plaquette di Francesco Marotta (1954) pubblicata da Il crocicchio nel 2007, ma scritta tra i 1992 e il 2004, è la proliferante metaforicità, che germina a cascata e per rapide sequenze, secondo lo stilema di René Char, sino a trovare «un centro – come sottolinea lo stesso autore in una discussione in rete – nell’immagine-di-immagini che ogni testo rappresenta, denunciando, in questo modo, la vocazione analogica che sostanzia l’intera impalcatura segnica. Una vocazione, poi, che trova nella estrema riduzione etimologica un segnale ben preciso della volontà che presiede al tutto: quella di provare a scrivere utilizzando l’alfabeto immaginale della metamorfosi». Continua a leggere

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Testimoni silenziosi

Van Gogh, Il seminatore, 1888

intorno al collo
portavano fieri il fazzoletto nero
che li consacra per sempre
compagni di ogni pena
gli orli fasciati di rosso
per costruire legami
nel colore che annulla le distanze

 

(Da: Francesco Marotta, Hairesis (2004-2005), E-book, Biagio Cepollaro Edizioni, “Poesia Italiana”, Milano, 2006)

Testimoni silenziosi

              Conosco dimore
              dove vivono genti del sud

              uomini antichi
              solcati da penombre di silenzio.

              Li ho visti entrare
              in ogni pianto.
              Presenti al dolore di ogni sera.

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Su Hairesis – di Paolo Fichera

L’angelo caduto è la carne che scava l’ombra del trapasso,
l’osso di te disteso all’ombra del sole, alto come un fusto d’avorio
cesellato da mani di vuoto.

 

Paolo Fichera – Il frammento disteso dei giorni
per Hairesis di Francesco Marotta / prima della lettura ora nel trapasso

Leggerti, prima di leggerti, come la pianta del cuore custodisce il trapasso da manto a fiera e da fiera a fuoco dove la traccia genera un altro trapasso: l’incanto da rame a marmo. Sia scalpellio e frangia di pietra il suono e mano dove posare il calco. Leggerti ora che si ha il cuore percorso da un frammento e la soglia è unica, intatta. Leggerti per non poterti più leggere dopo, ora che la morte bussa alla porta e a memoria si ripetono solo le preghiere dei bambini, gli unici versi compatti con polpa e arti. Lo sguardo genera l’ombra e la radice reale del dono; l’attesa dello sguardo al dono attento per essere noi mani, tessitura scoscesa di un nuovo frammento.
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La favola del mandorlo in fiore

Gaetano Jerace

ricorda
il primo mandorlo scoperto per caso
dalle grate murate di un giardino invernale
esploso di bianco nel buio di un’infanzia negata
per soffiare luce all’aurora

 

[Da: Francesco Marotta, Hairesis (2004 – 2005), E-book, Biagio Cepollaro E-dizioni, “Poesia Italiana”, Milano, 2006]

La favola del mandorlo in fiore

rimanere – come un ultimo ricordo
che ridipinge vite su fogli murati
o calce che sbianca
pietre e
innaturali lame sospese sull’acqua
nerosangue –
risalire dal baratro al chiarore
seminati di nomi e di licheni
le dita nutrite di abbandono
al chiuso delle strade
le pupille ammutolite
che scortano lo scafo dei dannati
alle dimore sbarrate d’occidente
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Su Dopo lo Tsunami – di Biagio Cepollaro

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Ma la storia non è un sapere, è una memoria viva, oppure non è.
Il vivo della memoria coincide con le sue vittime, con i suoi morti.
La storia è l’insieme di queste voci che mute chiamano a dar voce.
Questo è il legame tra i vivi e i morti, il racconto.

 

Su Dopo lo Tsunami, da Hairesis di Francesco Marotta
(In: Biagio Cepollaro, Incontri con la poesia (2003-2007), E-book)

La storia.

L’occasione è offerta dal capodanno. La struttura ossimorica schiaccia le contraddizioni del presente storico, è la dimensione pubblica ad essere investita, è la storia stessa. Lo stesso diluvio appare snaturato, addomesticato, svilito. ‘Grasso e merda/fusi in un’unica colata di passione/miscela di accelerazioni senza nessun tormento’. E’ questo il diluvio diventato ‘acqua che consola’ ‘vite patinate’. Come se il tradimento dell’umano, snaturamento originario, presiedesse allo svolgersi della storia, ne decretasse il misto di ferocia e indifferenza. Anche qui una figura retorica è direttamente contenuto, cronaca, come dire che l’assurdo etico (non l’assurdo logico) è già dato nelle cose. Continua a leggere

Dopo lo Tsunami – Canto per la notte di capodanno

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grida
stringili nel pugno sillaba per sillaba
strappali alle sabbie raggelate della lontananza
falli riemergere dai fondali sbarrati della morte –

 

[Da: Francesco Marotta, Hairesis (2004 – 2005), E-book, Biagio Cepollaro E-dizioni, “Poesia Italiana”, Milano, 2006]

Dopo lo Tsunami – Canto per la notte di capodanno

rovine aperte al nulla del risveglio
aborti di rose nel grembo umido dell’alba
che rampica latrine e
accende lumi su terre di naufragio   un faro
dove solitario frange
il canto veggente dell’onda   l’eco che dilegua
del suo piumato alfabeto di semi
la schiuma che resta
un attimo e non dura…

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