Da un’eternità passeggera (III)

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i passi imparano la danza
in riversate cadenze di radici
come orme schiarite
da campate di silenzi,
da sprechi di sillabe
che simulano bocche
a divinare la rotta,
la meraviglia oscura della scelta

 

[Francesco Marotta, Da un’eternità passeggera (1998 – 2003), inedito]

         III. Su creste d’aria di un alfabeto nuovo

ci sono strade disegnate
dalla lingua di terra
che spira luce tra i sassi
e le conduce,
impollinate di voci,
ai mari del racconto, Continua a leggere

Da un’eternità passeggera (II)

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una parola
che di umano ha il rantolo
sgomento della luce
quando profonda
nelle rapide in secca
dell’autunno

 

[Francesco Marotta, Da un’eternità passeggera (1998 – 2003), inedito]

         II. Nelle rapide in secca dell’autunno

notti assediate di luna
alla curva di parabole
che dal corpo scivolano
in lampi di vele,
voci raccolte
in quell’unica sosta
tra le sabbie
che accese il foglio d’astri
e la lingua, franata
in voluttà di oasi
e di tende: –
Continua a leggere

Da un’eternità passeggera (I)

la pelle è un paesaggio
che si apre
a mani da semina
e consiste, limpido,
nell’oblio di polvere
del futuro

 

[Francesco Marotta, Da un’eternità passeggera (1998 – 2003), inedito]

         I. L’arte che ci perdona del sapere

più chiare nascite
senza memoria di parole
nella voce,
profili
in trame di muschi
cresciuti nel grembo caldo
della luce – Continua a leggere