Esilio di voce – Nota critica di Natàlia Castaldi

Esilio e desnacimiento.
Una lettura su “Esilio di voce.

Tracciare le coordinate di una poetica complessa come quella di Francesco Marotta, impone un’attenzione che ripercorra la sua vastissima produzione, con la consapevolezza di essere di fronte a un caso letterario, che non può essere “rivelato” e sintetizzato senza che se ne consideri l’intero e continuo percorso poetico, talmente frastagliato di echi e rimandi, da generare una nuova “scoperta” ad ogni “incontro” di senso e lettura.

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Esilio di voce – Prefazione di Marco Ercolani


guarisci il dubbio trafitto
dall’ansia di essere riparo malattia
a cadenze autunnali guarda gli sterpi
che ti battono un’altra luce
sui fianchi e nell’ombra che sale
gioca il sogno di un confine
sospeso la tua pelle si stacca aggiunge
ore ai tuoi segni al graffio che resta
dove togli parole
ai tuoi occhi

 

 

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Impronte sull’acqua – Nota critica di Rosa Pierno

disordine di sguardi, artefice
il fuoco che altrove
spinge l’occhio a una
vicenda di transiti, al
l’ombra che avvalla e
rovina nell’erba
umida di scintille, e tu
che crolli per l’aria
nel segreto coltivi vertigini
di perdute tenerezze, la
passione che ci perseguita di
anni dementi

 

Francesco Marotta
Impronte sull’acqua
Le Voci della Luna, 2008

 

Nel voler rappresentare il mondo, nel costruirne un’immagine personale – qual è, in sintesi, la specifica attività del poeta – Francesco Marotta si trova a fare i conti con una restituzione sforacchiata e bruciata sui bordi, resa lacunosa dal silenzio e forse insediata dall’impossibilità di dire. Continua a leggere

Dieci sequenze per una metamorfosi (I)

 

 

 

 

 

 

Marco Ercolani
Dieci sequenze per una metamorfosi (I)

1

«Mentre era disteso a sognare sugli scogli neri, il vento deve aver cambiato direzione». Queste parole del poeta olandese Ches Noteboom ci avvicinano alla poesia di Francesco Marotta, i cui versi sembrano arrivare da uno slittamento del senso, da una metamorfosi del linguaggio, e pur sognando se stessi continuano a cambiare direzione, come le colate laviche di un vulcano silenzioso ma mai spento.

la fiamma leva in alto,
oltre i confini della morte,
la scienza esatta
di una goccia d’acqua –
vaporata in cenere
che eternamente migra

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Esilio di voce – Nota critica di Stefano Guglielmin

“come chi vive
per lasciare impronte, un
solco per la morte che
ci segue, che ci precede
in forma di stagioni”

 

Anche negli inediti di Francesco Marotta che oggi presento, dal titolo Esilio di voce, la scrittura e la percezione sensibile (contrapposti all’oralità e all’intelligibilità della ragione) sono il luogo in cui la realtà metamorfica si espone. Le differenze (tra interno ed esterno, corpo e paesaggio, sentire e percepire) diventano in tal modo intrinseche all’unità diveniente, così come quest’unità tracima nel continuo aprirsi ad altro, all’imprendibile. Continua a leggere

Esilio di voce – Nota critica di Natàlia Castaldi

“come chi vive
per lasciare impronte, un
solco per la morte che
ci segue, che ci precede
in forma di stagioni”

 

λέγω – λόγος – ποιέω – ποιήτης

Il poeta osserva le cose, i fenomeni, gli accadimenti, respira il pensiero del tempo, ne assimila nessi, connessioni e se ne fa portavoce consapevole di caducità e oblio, cui resiste in una battaglia al frastuono confusionale degli inganni della storia, affinché permanga una traccia che non disperda i frammenti di memoria del suo canto di vibrazione e rimembranza, sospesa nella dimora del tempo custodito.

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