Per soglie d’increato – Drei Gedichte nella traduzione di Stefanie Golisch

die Jahre reifen
an den Toren der winzigen
Windspalte, im feuchten
Schoß einer Schwalbe
welche die Rose dekliniert

 

Per soglie d’increato – Drei Gedichte (Traduzione di Stefanie Golisch)

 

l’inganno delle labbra
offre in tragitti di parole
occhi stranieri agli orizzonti
in fuga della sera, all’onda
il corpo minuzioso
della luna che si acquieta,
vento per dissetare
il rovescio del suo incendio,
la sua vertigine che tace
in liquide parabole
di luce malata : –

tu domanda alla pietra
che paralizza il volo
in cumuli di schegge calcinate,
quante nuvole stupite,
quanti oceani di neve
ha navigato la sua ombra
salpata in lame
aguzze di tramonto –
quale altra voce , severa
risonanza di edere e di calce,
ha smesso di esistere
nel suo spazio di fiamma,
planando nel senso turchino
di un mandorlo esploso
nell’attesa

 

Betrug der Lippen
schenkt sich den Horizonten
in Wortzügen fremder Augen
auf abendlicher Flucht, bei der Welle
beruhigt sich der minutiöse
Leib des Mondes,
Wind, zu stillen das Andere
seines Brandes,
seines Schwindels, schweigend
in flüssigen Parabeln
kranken Lichts : –

du fragst den Stein
der den Flug lähmt
inmitten der Kalksplitter
wieviele erstaunte Wolken
wieviele Ozeane aus Schnee
hat sein Schatten durchquert
aufgebrochen auf Klingen
Spitzen aus Sonnenuntergang
welche andere Stimme, strenger
Widerhall aus Efeu und Kalk,
hat aufgehört zu sein
in ihrem Flammenherd,
gleitend im Tiefenblau
eines vor Erwartung
explodierenden Mandelbaums

 

*

 

neve amara di un verso
che sconfina in favole di latte
e alla fame rivela
il dubbio del buio
in ciotole fiammanti di presenze,
lo stesso profumo
che accende i porti
a lume di mistero
e accumula silenzi di ginestre
per il lamento circolare
delle rive : –

in qualche luogo, forse
cinto d’autunno o arso
da resine di oblio,
sul cammino appena schiuso
al respiro che sorprende
e costringe la parola
in luci rituali di volti,
luci di carne e inchiostro
assorbite da estasi di polvere,
ancora si abbandona,
ebbra di esistenza,
la passione della fiamma,
la pupilla memore dei morti

 

Bitterschnee eines Verses
der in Märchen aus Milch mündet
und dem Hunger
die zweifelnde Finsternis
in flammenden Schüsseln von Gegenwarten erhellt,
derselbe Duft,
geheimnisvolle Flamme,
der die Häfen entzündet
und Stillen von Ginster sammelt
für die kreisende Klage
der Ufer: –

an irgendeinem Ort, herbstlich
umzäunt vielleicht oder verbrannt
von Harzen des Vergessenes,
auf dem leicht geöffneten Weg
unerwarteten Atems,
der das Wort
in rituelle Lichter der Gesichter zwingt,
Lichter aus Fleisch und Tinte
aufgesogen von Ekstasen aus Staub,
gibt er sich hin
zitternd vor Sein
Leidenschaft der Flamme
Pupille Gedächtnis der Toten

 

*

 

occhi presi a prestito
dagli uccelli confusi
in stormi fedeli al passo –
per vagare
nella dimore dell’aria,
dove gli sterpi cessano
il loro ghiaccio canto
di solitudine
e la pietra regge il volo,
leggero e indifferente,
delle stelle, la grammatica
che organizza sabbie
in palpiti di luce
intermittenti,
più crudeli alchimie
di viaggio,navigli cartacei
che mappano gli spazi
con segni mobili
di zodiaco dolente : –

gli anni maturano
ai cancelli di piccole feritoie
di vento, nel grembo
umido di una rondine
che coniuga la rosa,
la sposa al delirio dell’alba,
acrobata di braci
su sibilanti abissi di materia

 

geliehene Augen
von verwirrten Vögel
in Schwärmen über den Schritten
umherzuschweifen
wo die Luft wohnt,
wo das Geäst
seinen Eisgesang
der Einsamkeit endet
und der Stein dem
leichten gleichgültigen
Flug der Sterne standhält,
Grammatik, die Sande
zu aufblitzendem
Pochen aus Licht fügt,
grausamste Alchemie
der Reise, Kanäle aus Papier,
Räume mit beweglichen
Zeichen des schmerzenden
Sternbildes füllend: –

die Jahre reifen
an den Toren der winzigen
Windspalte, im feuchten
Schoß einer Schwalbe
welche die Rose dekliniert,
die Braut im Delirium des Morgengrauens
Akrobatin aus Aschen
auf zischenden Abgründen der Materie

 

***

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