
die Jahre reifen
an den Toren der winzigen
Windspalte, im feuchten
Schoß einer Schwalbe
welche die Rose dekliniert

die Jahre reifen
an den Toren der winzigen
Windspalte, im feuchten
Schoß einer Schwalbe
welche die Rose dekliniert

Si arriva quindi al sito del buio irreparabile
e a quello del richiamo alla pre-storia e all’ante-tempo:
una serie di universi dove il silenzio parrebbe svezzarsi
con il latte cagliato della Natura Irriverente.

In quello spazio stretto, stretto come un soglia,
si consuma l’attesa del dopo. Il divenire.
Che è movimento e quindi perdita mentre si conosce.

La ricerca di senso, al di là di tutto, è forse l’unico
senso esistente, contrasta l’istinto della distruzione
con l’essenza della volontà di esplorazione,
anche di territori desertici o di confine.

La corda sospesa tra materie inconciliabili, può essere
percorsa solo da un esercizio quotidiano che sfida
il vuoto e il risultato è un miracolo. Un’epifania.

E’ un universo di cui il Poeta può dire soltanto, ma
senza ricostruire una trama, frammenti: “epifanie di lumi”,
percezioni, emozioni, in esse rinvenendo riflessi,
allusioni e memorie di cui non conserva traccia,
non tiene il filo di Arianna.

C’è invece un eterno ritorno, un divenire necessario e salvifico,
un’acqua che riflette e trascorre, e nel trascorrere muta,
e si ferma infine sotto nuova, più concreta forma.

Non è un libro, questo, scritto per la Storia,
per i vessilli del tempo, per la tenzone e le parole vane;
è un libro che guarda la Storia da un limes, da una soglia, appunto.

«Attraversare» è il filo conduttore della raccolta,
l’esilio al quale l’io poetico è costretto prima di ritornare a sé,
di riconoscere quell’altro che lo abita.

le parole che dai passi
narrano il cammino alla notte,
si lasciano guardare come rose
che svelano agli insetti
il varco per il polline più fondo